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Agility Dog : La storia




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Quello che vedete, pubblicato in How to Judge Agility di Peter Lewis, uno dei fondatori del nostro  sport, è il primo percorso di agility della storia. Pare che ogni cane dovesse coprirlo in meno di… un minuto. Bei  tempi…
  Fu montato il 10 febbraio 1978 al Crufts Dog Show, la  celebre manifestazione cinofila inglese. Si trattava di riempire i tempi morti con  qualche intrattenimento per il pubblico. John Varley, uno degli organizzatori  storici del Crufts appassionato anche di sport ippici, si rivolse a Peter  Meanwell, addestratore di cani da working  trial (una disciplina mista di lavoro di pista, obbedienza e agilità). Così,  riunendo idee ed esperienze (e forse qualcosa di già visto in giro per le sagre  paesane inglesi), concepirono un percorso sul quale si misurarono due squadre  di cani e conduttori.Lo scopo iniziale dunque era l’intrattenimento… ma il  risultato fu molto più ampio e significativo. La reazione fu entusiasta non  solo da parte del grande pubblico, che per la prima volta si sentiva veramente coinvolto,  ma anche da parte dei cani, se quello scatenarsi di code agitate significò  qualcosa! Quel giorno si capì di avere in mano la disciplina cinofila del futuro, uno sport che poteva portare  chiunque ad approfondire il rapporto col proprio cane. Uno sport dal valore  sociale.
  Se nemmeno due anni dopo, nel 1980, il Kennel Club inglese  riconobbe l’agility come disciplina e ne pubblicò il primo Regolamento  ufficiale, fu perché questo sport era ormai largamente praticato e compreso nel  suo valore e nelle sue potenzialità. Non per nulla ancor oggi una delle più  grandi manifestazioni ufficiali di agility nel Regno Unito è quella del Dogs in  Need, una maratona di una settimana a cui accorrono centinaia di binomi per sostenere  la protezione dei cani più sfortunati.
  Di lì al successo europeo e mondiale il passo fu breve.Il merito dell’introduzione dell’agility in Italia nel 1988 va all’antico e  glorioso club di Torino, il GARU (Gruppo Amici Razze di Utilità), che raccolse  l’esempio della vicina Francia dove l’agility aveva già una tradizione. I primi  stages furono condotti nel 1989 dal giudice Jean-Pierre Garcia, oggi segretario  generale della CNEAC (Commission Nationale d’Education et d’Activités  Cynophiles), e dallo stesso Peter Lewis. Per la cronaca: la vecchia Krissy,  pastore tedesco di 10 anni che aveva trionfato nei suoi bei giorni nelle prove  di utilità, fu il primo cane italiano a confrontarsi con i francesi… percorso  netto!
  Già nel 1990 l’ENCI pubblicava il primo Regolamento, che fu uniformato l’anno dopo a quello  della FCI, e selezionava la prima squadra  nazionale italiana di agility. Da allora sono nate in Italia numerosissime scuole di agility dog, che oltre a  promuovere e praticare questo sport fungono da centri di educazione cinofila per la popolazione e di preparazione per gli addestratori. La maggiore diffusione si  riscontra ancora al Centro-Nord, dov’è più alta la concentrazione urbana. Ma ci  si aspetta molto dal Sud, dove una maggiore diffusione delle scuole di  educazione e di agility può svolgere un ruolo importante nella prevenzione  dell’abbandono e del randagismo.Quel lontano percorso del Crufts, semplice e un po’ artigianale, può far  sorridere oggi che l’agility ha raggiunto livelli tecnici una volta  impensabili, che ci si batte sui centesimi di secondo e che ci si sceglie  spesso il “cane da agility”. Eppure è stato lo “spirito del Crufts” a cambiare  il volto della cinofilia sportiva. Speriamo che rimanga sempre.

 


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